Stamattina ero lì che studiavo le sorti della Torino operaia e socialista dei primi del Novecento. E me ne stavo tutto impostato a fare le mie riflessioni sulle lettere che l’operaio Carlo Terzaghi scriveva a Carlo Marx a Londra.
E io me lo vedo questo Carlo Terzaghi tutto grosso e con i baffi e le mani gonfie. Che torna dalla fabbrica tutto sporco di catrame e urla alla moglie: «Maria! Passami pennino e calamaio che devo scrivere!»
«E a chi devi scrivere?» dice Maria.
«Devo scrivere a Carlo Marx.»
E Carlo Terzaghi, operaio, si mette a scrivere facendo una fatica bestia, che all’epoca non si andava mica tanto a scuola. E scrive per dire a Carlo Marx che a Torino hanno fondato il giornale repubblicano socialista internazionale e che l’hanno chiamato «Il proletario italiano». E gli scrive pure che il giornale lo fanno di notte, dopo le dodici ore di lavoro alla fabbrica, che le tipografie si rifiutano di stamparlo e che il governo gli ha già disposto cinque processi.
E me lo vedo Carlo Marx che sta a Londra alla Prima Internazionale, che ha già i suoi problemi con Bakunin che si vuole staccare, e gli arriva un commesso che gli dice: «signor Marx, è arrivata una lettera di un operaio italiano». E Marx la lettera la legge e magari gli risponde pure all’operaio Carlo Terzaghi.
E allora ho pensato che se io, in questo momento storico qua, scrivessi una lettera a un intellettuale in vista, quello la mia lettera non la leggerebbe mai. E in ogni caso, pure a volerci provare, avrei delle serie difficoltà a individuare l’intellettuale di riferimento a cui scrivere.
Alla fine, mentre facevo queste riflessioni, ha suonato la postina che mi doveva consegnare un pacco. Il problema è che c’era da pagare e io avevo solo pezzi grossi, perché si sa che la crisi è un’invenzione della stampa sovversiva, e quindi stavo rovesciando tutti i cassetti per trovare soldi spicci. E mentre rovesciavo i cassetti Archimede, il mio cane nero come la pece, intratteneva la postina con degli sguardi e dei movimenti della coda che pressappoco volevano dire: «abbia pazienza, è un po’ squilibrato, ma in fondo non è cattivo.»
Comunque alla fine ho pagato e preso il pacco. L’ho aperto e dentro c’erano dei libri usati che mi sono fatto spedire da Arezzo.
Sulle quarte di copertina ci sono scritti i prezzi: duemilacinquecento lire uno, milleduecento lire l’altro. I libri sono molto vecchi e tutti ingialliti. Hanno un odore che io per quell’odore lì ammazzerei. Mentre fiuto penso a Carlo Terzaghi, che al tempo suo poteva scrivere le lettere a Carlo Marx, e crederci veramente di poter fare la rivoluzione.
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